Quando sarò grande non voglio fare l'astronauta nè tantomeno il calciatore.
Quando sarò grande voglio fare la banca!
Le banche italiane ieri si sono fatte prestare dalla Banca Centrale Europea 116 miliardi di euro, al tasso di interesse del 1% per un periodo di 3 anni.
Potranno utilizzare questi soldi per fare quello che vogliono, SuperMario 2 ( Draghi) non ha posto limiti.
Prendete, prendete pure questi soldi e comprateci dei Grattaevinci, dei biglietti della Lotteria Italia o magari giocateveli alle slot machines del bar sottocasa.
Non vi preoccupate ragazzi, tanto se tornate di soldi ve ne posso dare ancora....
E siccome questi signori banchieri fessi non sono, penso che non faranno nessuna di queste cose, si limiteranno a comprare il debito pubblico italiano, che rende un bel 6% per la scadenza corrispodente, cioè 3 anni.
Il loro utile è il 6% all'anno e il costo del loro capitale è l'uno.
Sei meno uno fa cinque per quei pochi che si fossero momentaneamente distratti.
Il 5% di 116 miliardi sono 5 miliardi e 800 milioni di euro.
All'anno.
Per tre anni?
17 milardi e 400 milioni di euro.
Importo della manovra di Supermario 1 (Monti)?
Circa 20 miliardi (in realtà 30, ma 10 verranno dati alle aziende che con questi soldi ridurranno il loro indebitamento nei confronti delle banche).
Quindi tutta la manovra di Monti, tutte le nostre lacrime e il nostro sangue si è spostato dalle nostre tasche a quelle delle banche.
Le quali potranno naturalmente utilizzare le obbligazioni acquistate per garantire altri prestiti dalla BCE all'1% con i quali comprare altri titoli che renderanno il 6%, mettendosi in tasca la differenza.
Fino alla nausea.
A nostre spese.
Loro guadagnano, noi paghiamo
Ma ci sarà pur uno in tutta l'Italia che questa cosa ha il coraggio di dirla?
O forse no....
giovedì 22 dicembre 2011
giovedì 15 dicembre 2011
Certezza assoluta
La scienza moderna ha spiegato molti dei misteri della vita.
La tecnologia permette di fare cosa impensabili solo alcuni anni fa.
Tra alcuni decenni navigheremo nello spazio, colonizzando altre galassie.
Le malattie saranno sconfitte e l'uomo diventerà immortale.
Ma certamente un solo enigma rimarrà inscalfito, nella sua devastante banalità: Ma se i soldi sono i nostri, perchè ce li prestano?
La tecnologia permette di fare cosa impensabili solo alcuni anni fa.
Tra alcuni decenni navigheremo nello spazio, colonizzando altre galassie.
Le malattie saranno sconfitte e l'uomo diventerà immortale.
Ma certamente un solo enigma rimarrà inscalfito, nella sua devastante banalità: Ma se i soldi sono i nostri, perchè ce li prestano?
martedì 6 dicembre 2011
Dicotomia semantica
Quando ti minacciano di morte e ti danno fuoco al negozio, poi arriva uno e ti dice che può offrirti protezione, a fronte di un congruo pagamento la chiamano mafia.
Quando aumenta lo spread ed i mercati urlano, poi arriva uno che ti dice che può mettere le cose a posto, a fronte di qualche aggiustamento all' IMU e all' IVA, senza tagliare gli sprechi che tutti conosciamo lo chiamano governo tecnico...
Quando aumenta lo spread ed i mercati urlano, poi arriva uno che ti dice che può mettere le cose a posto, a fronte di qualche aggiustamento all' IMU e all' IVA, senza tagliare gli sprechi che tutti conosciamo lo chiamano governo tecnico...
Tears and blood for nothing
Dall'agosto 2011 ad oggi l'Italia paga 200 punti base in più sul debito che emette.
Cioè il 2%.
Il due percento su 1.850 miliardi di debito pubblico sono 37 miliardi di interessi in più all'anno.
La manovra "Lacrime e Sangue" appena annunciata da Monti, la tanto pomposamente definita "Manovra salva Italia" permetterà di incassare circa 20 miliardi in più all'anno.
Più o meno la metà di quanto i mercati esigono di interessi in più per comprare il debito italiano.
Ma se il bilancio non era a pareggio ad agosto, come può esserlo ora, visto che la manovra di Monti non raccoglie neanche l'incremento degli interessi sul debito avvenuto negli ultimi 3 mesi?
Possibile che nessuno sappia fare questo semplice calcolo?
O io sono un genio o tutti gli altri, indistintamente, stanno insultando la vostra intelligenza.
Cioè il 2%.
Il due percento su 1.850 miliardi di debito pubblico sono 37 miliardi di interessi in più all'anno.
La manovra "Lacrime e Sangue" appena annunciata da Monti, la tanto pomposamente definita "Manovra salva Italia" permetterà di incassare circa 20 miliardi in più all'anno.
Più o meno la metà di quanto i mercati esigono di interessi in più per comprare il debito italiano.
Ma se il bilancio non era a pareggio ad agosto, come può esserlo ora, visto che la manovra di Monti non raccoglie neanche l'incremento degli interessi sul debito avvenuto negli ultimi 3 mesi?
Possibile che nessuno sappia fare questo semplice calcolo?
O io sono un genio o tutti gli altri, indistintamente, stanno insultando la vostra intelligenza.
domenica 27 novembre 2011
Semplici operazioni
I questi giorni si fa un gran parlare di spread, di euro ormai condannato al fallimento e di come non ci sia una volontà comune a livello europeo di risolvere questa crisi della moneta unica.
I tassi di interesse che l'Italia deve pagare sono più che raddoppiati negli ultimi mesi.
Sono concetti astratti, che tutti noi fatichiamo a comprendere, ma che in realtà sono di facile lettura.
Basta far due calcoli.
Noi italiani abbiamo un debito pubblico di circa duemila miliardi di euro, cioè un due seguito da dodici zeri.
Facendo un calcolo spannometrico e dividendo questo numero per sessanta milioni di abitanti si ottiene un debito pro capite di circa trentatremila euro a testa.
Ad un tasso del sette per cento gli interessi annui che bisogna pagare sul debito sono circa duemila euro.
A testa.
Ogni anno.
Infatti lo stato paga gli interessi con le tasse che noi versiamo.
Oppure originando altri debiti, ma questa non sembra essere più una soluzione percorribile.
I mercati non assorbono più il debito italiano, la spugna è satura di liquido e non assorbe più.
Una famiglia media di quattro persone dovrà dunque pagare ottomila euro ogni anno per non aumentare il debito, ma nemmeno per diminuirlo.
Esclusivamente di interessi.
Ed una volta sborsati questi soldi può cominciare a spendere per il mutuo, il cibo i vestiti, le bollette e via discorrendo.
Non si tratta di catastrofismo, sono semplici operazioni matematiche, i pareri si possono discutere, la matematica un po' meno.
Da questo semplice calcolo emerge chiaramente che il nostro paese è di fatto in fallimento.
L'importo del debito sulle nostre spalle è enorme, molto più grande della nostra capacità di coprire i puri interessi maturati.
A questo punto l'unica soluzione sarebbe quella di svalutare questo benedetto debito, renderlo cioè più piccolo diminuendo il valore della valuta con cui lo si paga.
Cioè stampando denaro e creando dunque inflazione.
Questo causerebbe un aumento dei prezzi e una conseguente diminuzione del potere di acquisto.
I nostri risparmi in sintesi varrebbero di meno.
L'inflazione è una tassa nascosta che impoverisce il risparmiatore sottraendogli potere di acquisto.
La Germania però non ci sta.
Si sente ancora forte e non vuole creare inflazione perchè i tedeschi che sono molto più informati di noi sui sistemi economici per sottrarre la loro ricchezza, non vedono di buon occhio la cosa.
Loro l'hanno già vissuta una volta questa situazione, dopo la prima guerra mondiale il loro marco valeva talmente poco che una pagnotta costava una carriola di marchi. Non in senso figurato, ma letteralmente.
La gente andava a comprare il pane con carriolate di banconote che non valevano più nulla.
Praticamente nel millenovecentoventitre la Germania aveva dovuto dichiarare il proprio default, cioè la propria incapacità di onorare i debiti di guerra, con conseguente azzeramento del valore della propria moneta e dei risparmi di ogni singolo cittadino.
I tedeschi che ai propri soldi ci tengono abbastanza avevano reagito prendendosela un po' e la cosa aveva favorito l'ascesa di un ometto che avrebbe poi causato non pochi problemi.
Ma questa è un'altra storia come direbbe Lucarelli.
Torniamo al nostro problema e alla sua possibile soluzione.
Se la Merkel non vuole stampare denaro e tutti gli altri paesi non possono fare altrimenti succederà quello che sempre succede quando due soci non vanno più d'accordo.
Uno o alcuni se ne andranno, mentre gli altri resteranno.
E su questo esito si giocano le sorti dell'euro.
Se saranno i paesi deboli ad andarsene (Grecia Portogallo Spagna Irlanda Italia et oui monsieur Sarkozy, la France aussi..) l' euro diventerà una moneta fortissima, un po' come lo è sempre stato il marco tedesco negli ultimi 50 anni, dalla fine della seconda guerra mondiale alla sua soppressione.
Se invece sarà la Germania ad andarsene l'euro si indebolirà, svaluterà il suo valore e le cose a mio avviso saranno di molto più facile risoluzione.
Tutti i debiti sovrani europei sono infatti in denominati in euro.
Minore sarà il valore dell'euro e più facilmente i paesi potranno ripagare questo debito raccogliendo nuove tasse dai propri cittadini.
Inoltre anche la Germania vedrebbe ridursi grandemente il proprio debito, anch'esso denominato in euro, a causa della svalutazione di quest'ultimo.
Se invece avvenisse il contrario, cioè se fossimo noi ad essere cacciati fuori dall'euro il problema non si ridurrebbe ma verrebbe ingigantito.
I nostri debiti denominati in una valuta forte sarebbero ancora più difficili da onorare.
Sembra dunque una scommessa facile, almeno teoricamente.
Quello che succederà in pratica nessuno lo sa.
I tassi di interesse che l'Italia deve pagare sono più che raddoppiati negli ultimi mesi.
Sono concetti astratti, che tutti noi fatichiamo a comprendere, ma che in realtà sono di facile lettura.
Basta far due calcoli.
Noi italiani abbiamo un debito pubblico di circa duemila miliardi di euro, cioè un due seguito da dodici zeri.
Facendo un calcolo spannometrico e dividendo questo numero per sessanta milioni di abitanti si ottiene un debito pro capite di circa trentatremila euro a testa.
Ad un tasso del sette per cento gli interessi annui che bisogna pagare sul debito sono circa duemila euro.
A testa.
Ogni anno.
Infatti lo stato paga gli interessi con le tasse che noi versiamo.
Oppure originando altri debiti, ma questa non sembra essere più una soluzione percorribile.
I mercati non assorbono più il debito italiano, la spugna è satura di liquido e non assorbe più.
Una famiglia media di quattro persone dovrà dunque pagare ottomila euro ogni anno per non aumentare il debito, ma nemmeno per diminuirlo.
Esclusivamente di interessi.
Ed una volta sborsati questi soldi può cominciare a spendere per il mutuo, il cibo i vestiti, le bollette e via discorrendo.
Non si tratta di catastrofismo, sono semplici operazioni matematiche, i pareri si possono discutere, la matematica un po' meno.
Da questo semplice calcolo emerge chiaramente che il nostro paese è di fatto in fallimento.
L'importo del debito sulle nostre spalle è enorme, molto più grande della nostra capacità di coprire i puri interessi maturati.
A questo punto l'unica soluzione sarebbe quella di svalutare questo benedetto debito, renderlo cioè più piccolo diminuendo il valore della valuta con cui lo si paga.
Cioè stampando denaro e creando dunque inflazione.
Questo causerebbe un aumento dei prezzi e una conseguente diminuzione del potere di acquisto.
I nostri risparmi in sintesi varrebbero di meno.
L'inflazione è una tassa nascosta che impoverisce il risparmiatore sottraendogli potere di acquisto.
La Germania però non ci sta.
Si sente ancora forte e non vuole creare inflazione perchè i tedeschi che sono molto più informati di noi sui sistemi economici per sottrarre la loro ricchezza, non vedono di buon occhio la cosa.
Loro l'hanno già vissuta una volta questa situazione, dopo la prima guerra mondiale il loro marco valeva talmente poco che una pagnotta costava una carriola di marchi. Non in senso figurato, ma letteralmente.
La gente andava a comprare il pane con carriolate di banconote che non valevano più nulla.
Praticamente nel millenovecentoventitre la Germania aveva dovuto dichiarare il proprio default, cioè la propria incapacità di onorare i debiti di guerra, con conseguente azzeramento del valore della propria moneta e dei risparmi di ogni singolo cittadino.
I tedeschi che ai propri soldi ci tengono abbastanza avevano reagito prendendosela un po' e la cosa aveva favorito l'ascesa di un ometto che avrebbe poi causato non pochi problemi.
Ma questa è un'altra storia come direbbe Lucarelli.
Torniamo al nostro problema e alla sua possibile soluzione.
Se la Merkel non vuole stampare denaro e tutti gli altri paesi non possono fare altrimenti succederà quello che sempre succede quando due soci non vanno più d'accordo.
Uno o alcuni se ne andranno, mentre gli altri resteranno.
E su questo esito si giocano le sorti dell'euro.
Se saranno i paesi deboli ad andarsene (Grecia Portogallo Spagna Irlanda Italia et oui monsieur Sarkozy, la France aussi..) l' euro diventerà una moneta fortissima, un po' come lo è sempre stato il marco tedesco negli ultimi 50 anni, dalla fine della seconda guerra mondiale alla sua soppressione.
Se invece sarà la Germania ad andarsene l'euro si indebolirà, svaluterà il suo valore e le cose a mio avviso saranno di molto più facile risoluzione.
Tutti i debiti sovrani europei sono infatti in denominati in euro.
Minore sarà il valore dell'euro e più facilmente i paesi potranno ripagare questo debito raccogliendo nuove tasse dai propri cittadini.
Inoltre anche la Germania vedrebbe ridursi grandemente il proprio debito, anch'esso denominato in euro, a causa della svalutazione di quest'ultimo.
Se invece avvenisse il contrario, cioè se fossimo noi ad essere cacciati fuori dall'euro il problema non si ridurrebbe ma verrebbe ingigantito.
I nostri debiti denominati in una valuta forte sarebbero ancora più difficili da onorare.
Sembra dunque una scommessa facile, almeno teoricamente.
Quello che succederà in pratica nessuno lo sa.
sabato 29 ottobre 2011
Sic transit gloria mundi
Ho fatto un sogno.
Era un sogno all'incontrario.
La Juve perdeva sempre e l'Inter vinceva sempre.
Insomma la Juve era l'Inter e l'Inter era la Juve.
Poi, come tutti i brutti sogni, dopo un po' è finito.
Era un sogno all'incontrario.
La Juve perdeva sempre e l'Inter vinceva sempre.
Insomma la Juve era l'Inter e l'Inter era la Juve.
Poi, come tutti i brutti sogni, dopo un po' è finito.
lunedì 21 febbraio 2011
Laplink
Il rumore li circondava.
Sedevano ad alcuni posti di distanza, in un'ampia tavolata ad elle.
La baita di montagna era satura di odori di cibo, di euforia e di vino.
Non si conoscevano, ma nello stesso tempo si conoscevano benissimo.
Lui la guardò tagliare distratta la sua costata.
Era lontana mille anni luce.
Si muoveva come un automa.
Si portò una mano ai lunghi capelli biondi e fu esattamente in quel momento che avvenne il collegamento.
Lui riuscì a vedere nella mente di lei.
Vide ogni angolo, ogni segreto ed ogni angoscia più recondita.
Vide le paure, i dubbi ed i momenti non colti.
Vide la noia, la voglia e tutti i suoi sogni.
Vide il frutto troppo spesso lasciato a marcire, la pelle di seta ed il respiro affannoso.
Tutto questo egli vide e durò un solo secondo.
Lei girò il suo sguardo e lo fissò.
Capì.
Si sentì nuda, scoperta e violata.
Ed incredibilmente la sensazione le piacque.
Capì di avere sete.
Si alzò e, come ipnotizzata, andò a sedersi vicino a lui.
Non disse una parola, abbozzò solo un sorriso.
Lui la fissò.
E, senza che ci fosse bisogno di niente di più le disse:
"Ti fidi di me?"
"Si"
"Parlami del tuo segreto"
Sedevano ad alcuni posti di distanza, in un'ampia tavolata ad elle.
La baita di montagna era satura di odori di cibo, di euforia e di vino.
Non si conoscevano, ma nello stesso tempo si conoscevano benissimo.
Lui la guardò tagliare distratta la sua costata.
Era lontana mille anni luce.
Si muoveva come un automa.
Si portò una mano ai lunghi capelli biondi e fu esattamente in quel momento che avvenne il collegamento.
Lui riuscì a vedere nella mente di lei.
Vide ogni angolo, ogni segreto ed ogni angoscia più recondita.
Vide le paure, i dubbi ed i momenti non colti.
Vide la noia, la voglia e tutti i suoi sogni.
Vide il frutto troppo spesso lasciato a marcire, la pelle di seta ed il respiro affannoso.
Tutto questo egli vide e durò un solo secondo.
Lei girò il suo sguardo e lo fissò.
Capì.
Si sentì nuda, scoperta e violata.
Ed incredibilmente la sensazione le piacque.
Capì di avere sete.
Si alzò e, come ipnotizzata, andò a sedersi vicino a lui.
Non disse una parola, abbozzò solo un sorriso.
Lui la fissò.
E, senza che ci fosse bisogno di niente di più le disse:
"Ti fidi di me?"
"Si"
"Parlami del tuo segreto"
venerdì 7 gennaio 2011
We are such stuff as dreams are made of
Rilesse per la centesima volta quelle poche righe, mordendosi nervosamente la pellicina delle unghie.
Non si era mai morsa le unghie, erano uno strumento di seduzione, ma la pellicina quella si.
Solamente quand'era nervosa però.
Aveva pensato spesso a lui, senza mai trovare il coraggio di scrivergli o tantomeno di chiamarlo.
Anche perchè il telefono non era mai stato il loro mezzo di comunicazione.
Poche frasi sincopate, strozzate dall'emozione e poi buttare giù.
Sto arrivando, sono in ritardo, scusa.
Oppure non penso che verrò da te, ciao.
E basta.
Molto meglio scrivere, non tradiva l'emozione.
Rilesse ancora una volta e provò un senso di vuoto allo stomaco.
La mail non girava, le parole non facevano presa.
Era troppo melensa, troppo debole.
Era sempre stata bravissima a scrivere, ma di recente qualcosa si era inceppato.
Si sentiva prosciugata, aveva smesso di fare tutte le cose che amava fare.
Il tran tran l'aveva smussata, aveva spuntato la sua lama.
Anche la sua bellezza sembrava essersi appannata, per la strada gli uomini non si giravano più a guardarla.
Si era come rinchiusa dentro di sè, arresa alla quotidianità.
Si sentiva spesso sola, anche in posti dove era circondata di persone.
Ed ogni giorno cresceva dentro di lei la voglia di rivederlo.
Perchè con lui poteva essere se stessa, perchè loro due erano fatti della stessa materia.
Della stessa materia di cui sono fatti i sogni.
Le era sempre piaciuta quella frase, che descriveva un amore impossibile, contro tutto e contro tutti.
Scritta cinquecento anni fa, ma che calzava a pennello sulla loro storia.
Una storia senza capo nè coda, ma che li aveva divorati.
E più se ne privava e più l'ossessione si ingrandiva.
Aveva sete e pensò che doveva assolutamente sentire la sua voce.
Era sabato sera, le ventitrè e quarantasette.
Lo chiamò lo stesso e attese che il telefono squillasse.
Rispose la segreteria.
Lei riattaccò.
Merda.
Non si era mai morsa le unghie, erano uno strumento di seduzione, ma la pellicina quella si.
Solamente quand'era nervosa però.
Aveva pensato spesso a lui, senza mai trovare il coraggio di scrivergli o tantomeno di chiamarlo.
Anche perchè il telefono non era mai stato il loro mezzo di comunicazione.
Poche frasi sincopate, strozzate dall'emozione e poi buttare giù.
Sto arrivando, sono in ritardo, scusa.
Oppure non penso che verrò da te, ciao.
E basta.
Molto meglio scrivere, non tradiva l'emozione.
Rilesse ancora una volta e provò un senso di vuoto allo stomaco.
La mail non girava, le parole non facevano presa.
Era troppo melensa, troppo debole.
Era sempre stata bravissima a scrivere, ma di recente qualcosa si era inceppato.
Si sentiva prosciugata, aveva smesso di fare tutte le cose che amava fare.
Il tran tran l'aveva smussata, aveva spuntato la sua lama.
Anche la sua bellezza sembrava essersi appannata, per la strada gli uomini non si giravano più a guardarla.
Si era come rinchiusa dentro di sè, arresa alla quotidianità.
Si sentiva spesso sola, anche in posti dove era circondata di persone.
Ed ogni giorno cresceva dentro di lei la voglia di rivederlo.
Perchè con lui poteva essere se stessa, perchè loro due erano fatti della stessa materia.
Della stessa materia di cui sono fatti i sogni.
Le era sempre piaciuta quella frase, che descriveva un amore impossibile, contro tutto e contro tutti.
Scritta cinquecento anni fa, ma che calzava a pennello sulla loro storia.
Una storia senza capo nè coda, ma che li aveva divorati.
E più se ne privava e più l'ossessione si ingrandiva.
Aveva sete e pensò che doveva assolutamente sentire la sua voce.
Era sabato sera, le ventitrè e quarantasette.
Lo chiamò lo stesso e attese che il telefono squillasse.
Rispose la segreteria.
Lei riattaccò.
Merda.
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