mercoledì 8 agosto 2012

Pensiero stupendo

Guardò le luci sulla costa interrompersi per un breve tratto lungo il confine per poi proseguire fino a dove l'acqua inghiottiva tutto.
Il mare  era piatto come una tavola e il sussurro dell'onda lo cullava teneramente.
Pensò alla contemporaneità delle azioni di sette miliardi di persone che nello stesso momento, in qualsiasi parte della terra stavano facendo ognuna qualcosa di diverso.
Erano le tre e cinquantotto di mattina, ma dopo un sonno leggero si era svegliato ed aveva cominciato a pensare a cose strane.
Pensò a tutti quelli che si stavano "divertendo" in tutti i locali della costa in quella calda notte di agosto.
Agli sguardi, alle risate, all'alcool, agli affanni, ai sorrisi e alle frasi sospese nel nulla.
Pensò al "quotidiano gioco balordo degli incontri" e si sentì come un estraneo. 
Pensò che stare sul divano, seppur solo, a guardare e a sentire il mare fosse incommensurabilmente più bello.
Il cervello gli stava correndo via e fu a quel punto che all'improvviso si schiantò su un pensiero che non aveva mai avuto prima:

Dio c'è, ma se ne frega.

Egli esiste, ma non ha nessuna intenzione di perdere il suo tempo dietro alle nostre infime preoccupazioni.
Sette miliardi di esseri umani che ogni giorno vorrebbero la Sua attenzione sono veramente troppi.
All'inizio forse ci aveva provato, ma già al tempo degli Ittiti, quando il numero aveva cominciato a diventare imbarazzantemente ingestibile, aveva desistito.
Si era arreso.
E incredibilmente le cose avevano continuato ad andare più o meno nello stesso modo di prima.
E' vero, di tanto in tanto una catastrofe naturale o una guerra causava qualche problema, ma niente di veramente serio, almeno non in termini assoluti.
E Lui all'inizio ci era rimasto quasi male, in cuor suo sperava che il suo impegno o più precisamente la mancanza di esso sarebbe stato più evidente.
Poi però se ne era fatto una ragione, ci aveva guadagnato enormemente in salute, aveva smesso di stressarsi per il lavoro arretrato e aveva finalmente cominciato a godersi la vita.
Perchè aveva capito che la stragrande maggioranza dei problemi si risolvono da soli, senza che ci sia bisogno di nessun intervento esterno.
Bastava avere pazienza.
Bastava restare sdraiati sul divano.
A sentire il rumore del mare.

E su quel pensiero, lentamente si riaddormentò.

domenica 24 giugno 2012

Considerazione

Ci ho riflettuto.
E' facile parlare di storie a lieto fine, ma se nella realtà uno non si impegna, se continua a fare casini, alla fine credo che non resti molto altro da fare che urlargli vaffanculo.
O un'altra espressione equivalente.

giovedì 14 giugno 2012

Spacciati

Durante l'ultimo weekend la Comunità Europea ha erogato un prestito di cento miliardi di euro nei confronti della Spagna, nazione ormai impossibilitata a ottenere denaro dai mercati finanziari.
Il denaro verrà utilizzato per stabilizzare il sistema bancario spagnolo, ormai sull'orlo del collasso a causa delle pesanti perdite dovute al crollo del mercato immobiliare.
Questo è il quarto salvataggio che la EU mette in atto negli ultimi 3 anni, dopo quello della Grecia, dell'Irlanda e del Portogallo.
Il tasso di interesse al quale questo prestito è sottoposto è pari al tre percento all'anno.
Il venti percento della cifra prestata, pari a venti miliardi di euro verrà fornita dall'Italia.
Il costo del debito italiano, cioè il costo che noi tutti dobbiamo pagare per farci prestare soldi è in questo momento oltre il sei percento all'anno.
Ci facciamo prestare soldi al sei percento e li prestiamo alla Spagna al tre percento.
Perdiamo il tre percento.
All'anno.
Seicento milioni di euro andati in fumo.
All'anno.
E meno male che abbiamo un governo di preparatissimi tecnici.
Thank you Mr. Monti!

giovedì 17 maggio 2012

Persa in partenza


Lo Statuto Nazionale dei Lavoratori vieta, in caso di crisi aziendale, di licenziare un dipendente che si dimostri meno capace di svolgere le proprie funzioni professionali rispetto ai propri colleghi.
La procedura da seguire in questi casi deve tenere esclusivamente conto del tempo passato all'interno dell'azienda da parte dei lavoratori.
Chi prima è stato assunto ha diritto di restare, anche se è un lavativo imbecille.
Chi deve andarsene è invece l'ultimo arrivato, anche se lavora bene e dimostra passione ed attaccamento al proprio lavoro.
Lo Statuto Nazionale dei Lavoratori vieta inoltre la promozione di un lavoratore che si dimostra solerte e efficiente, a discapito di un suo collega svogliato e inefficiente che dovrebbe quindi essere retrocesso al posto del neopromosso.
Il ribaltamento dei ruoli è considerato demansionamento, anche se non corrisponde ad una diminuzione salariale del retrocesso.
Il demansionamento è espressamente vietato dalla Legge.

L'allenatore sottopose come da regolamento la propria formazione al sindacato dei poveri calciatori.
Era venerdì pomeriggio e il contratto nazionale dei poveri calciatori prevedeva che la rosa dei giocatori venisse concordata dalle parti sociali.
Da un lato la proprietà della squadra, nella persona dell'allenatore, e dall'altra il rappresentante sindacale dei poveri calciatori, che di solito era il capitano della squadra.
Uno sciopero generale protrattosi per alcuni mesi nell'autunno 2017/ inverno 2018 aveva cambiato per sempre le regole del calcio.
Alla fine anche la FIFA aveva dovuto accettare che i poveri giocatori potessero avere voce in capitolo su chi avrebbe giocato e chi no, evitando così discriminazioni.
La rosa proposta era la seguente: in porta Freccero, difesa Alvaro, Carinho, Bianchi e Puterio, centrocampo Catanzariti, Forlacchi, Costabile e il giovane talento Majnella , punte Balotelli e Ouanda-Goni.
Il capitano della squadra, l'ormai anziano Mario Balotelli studiò attentamente la rosa e poi scosse la testa.
- Mister, non va bene così. E' la quarta partita che non fa giocare Francesco, ma perchè? Ce l'ha con lui?
- No Mario, senti... Francesco viene da un periodo brutto, la sua tipa lo ha lasciato e lui è sempre depresso. Non riesce a dormire e sul campo non rende. Al massimo possiamo parlare di fargli giocare l'ultima mezz'ora....
- Mister, non vorrei doverle ripetere per l'ennesima volta che il nostro contratto nazionale prevede che ci sia un minimo di minuti giocati per stagione da ogni giocatore e che qualsiasi atteggiamento da parte della dirigenza che ostacoli questa disposizione può risultare in pesanti sanzioni applicate alla squadra e a favore del giocatore discriminato. Quindi la pregherei di fare entrare Francesco Capitone dal primo minuto. In qualche modo glielo dobbiamo...vedrà, gli farà bene al morale. Bianchi poi sarà anche in ottima forma, ma ha già superato la media avulsa dei minuti giocati quest'anno e non penso si arrabbierà più di tanto se gli facciamo saltare la finale.

Il mister sapeva benissimo che Balotelli e Bianchi avevano di recente avuto uno screzio a causa della nuova vincitrice del GF19, la mitica Carmen Belotti detta tette di marmo, che entrambi si contendevano a colpi di vacanze alle Maldive e cene romantiche a Parigi con volo su jet privato.
Ma fece finta di nulla e cancellò Bianchi dalla lista dei nominati, sostituendolo con Capitone.

- E poi Mister, un'altra cosa... perchè non diamo una possibilità a Matri?
- No Mario, Matri proprio non lo possiamo far giocare stasera, è acciaccato e sono due anni che non corre. E' la finale e abbiamo bisogno di gambe giovani come quelle di Hazim Ouanda-Goni. Senza di lui non andiamo da nessuna parte.

Balotelli neanche lo stava a sentire, considerava una vera noia dover ogni volta discutere la formazione con il Mister, più che altro non capiva perchè il Mister ogni volta si incaponisse a cercare di convincerlo della bontà delle sue scelte. Non era mai successo che il volere della dirigenza prevalesse sulle logiche stringenti del contratto nazionale dei poveri calciatori.

- Facciamo così Mister, Hazim lo facciamo entrare negli ultimi quindici minuti e se è così in forma come dice riuscirà sicuramente a segnare .

Il Mister abbassò il capo stanco e disse solo: Va bene, facciamo come vuoi tu Mario, che Dio ce la mandi buona.

La finale di Champions League 2022 si concluse 3 a 2 a favore del Partizan Belgrado.
Nel primo tempo goals di Ufi, Tornel  e Van Koal per il Partizan.
Nel secondo tempo doppietta del giovane talento Ouanda-Goni, entrato al 68' in sostituzione dell'incolore Matri.
Le squadre serbe sono le uniche a non avere accettato fino ad oggi le nuove disposizioni Fifa sui diritti dei calciatori.
Le formazioni vengono infatti scelte esclusivamente dall'allenatore, senza che i giocatori possano in nessun modo interferire con le decisioni del Mister.

Fermo immagine

La guardò mentre di fronte a lui giocava con il cibo nel piatto.
Non aveva mangiato quasi nulla, era nervosa e fumava una sigaretta dopo l'altra.
Lesse nei suoi occhi le amarezze, i momenti tristi, le mille lacrime strappate via dalla rabbia.
Vide la bellezza oscurata, minata dalle incertezze.
Il fango schizzato da una pozzanghera che si deposita sui fiori di un'aiuola, violandone la purezza.
Ebbe paura e ringraziò Dio di esserci già passato e di aver saputo venirne fuori.
Si sentì immensamente fortunato.
E felice di sentire sempre al suo fianco una persona che lo guardava.
Sorridendogli.

sabato 12 maggio 2012

Sliding doors

Avanzava sotto i portici nel freddo pomeriggio autunnale.
Spingeva la carrozzina con dentro le due gemelle e aveva il sorriso radioso di un sedicenne a cui hanno appena regalato il centoventicinque.
Era la loro prima uscita da quando lei aveva partorito e lei al suo fianco lo teneva a bracetto.
Era ingrassata per la gravidanza e il suo viso non aveva ancora perso la rotondità tipica del post parto.
Non si poteva dire che non fosse bella, era semplicemente cambiata.
Qualcosa nel suo sguardo si era spento.
Era sicuramente appagata, ma guardava le cose accadere come se non le appartenessero più, come attraverso lo spesso vetro di un acquario.
Il collo di visone le teneva caldo e guardava le sue due figlie dormire placidamente.
Alla coppia era praticamente impossibile procedere per più di dieci metri senza che qualcuno li fermasse per complimentarsi della nascita: "Ciò Profesor, ma che bee 'ste putee, comme le ghe assomiglien, tute el padre..".
Lui gongolava, si sentiva in paradiso e non gli sembrava vero.
Solo un anno fa non avrebbe mai potuto pensare che la sua vita avrebbe potuto cambiare in maniera così radicale.
Era come essere ritornato indietro nel tempo, come avere di nuovo vent'anni.
Guardò la sua amata e si sentì esplodere di gioia, un sorriso ebete si dipinse sul suo volto mentre si accingeva a salutare il prossimo astante.
 .....
Girò il cucchiaino nella tazzina e bevve il caffè.
La scena che aveva immaginato, comodamente seduta in un bar della piazza principale mentre il primo sole estivo le scaldava le membra stanche, la fece rabbrividire.
Era giovane e voleva bere la sua vita, incontrare forestieri in posti esotici e farsi rincorrere la sera su per le scale e dietro i muri delle chiese.
Voleva toccare il loro desiderio.
Voleva sentire il profumo dell'estate e il rumore delle onde.
Andare in america e poi un po' più in la'. 
In due parole: Sentirsi libera.
Socchiuse gli occhi bellissimi e prese dalla tasca il telefonino.
Selezionò il suo numero e disse ciao.

giovedì 3 maggio 2012

Spot the difference

Se iniziano tutti e due per Ber e finiscono tutti e due per ni un motivo ci sarà.

sabato 3 marzo 2012

Sale

Girò lentamente la bacchettina di legno nel suo Latte.
Starbucks era come al solito strapieno, ma erano riusciti a trovare un paio di comode poltrone libere e guardavano la gente passare fuori dalla vetrina a passi veloci.
Non aveva mai capito perchè la gente a Manhattan camminava così velocemente.
Non era mai stato un camminatore veloce e ancora di più in posti come quello si sentiva di disturbare, con il suo passo lento e dinoccolato.
La guardò mentre continuava a mescolare, i capelli biondi accuratamente pettinati e il tailleur senza neanche una piega, la camicia bianchissima e le scarpe dal tacco non troppo alto.
June aveva sui trent'anni, la tipica donna in carriera.
Le era stato destinato un importante incarico governativo, che le consentiva una discreta libertà di movimento e di orario.
Era il lavoro perfetto per lei, che aveva sempre odiato essere in ufficio alle otto e trenta.
La mattina non era decisamente il momento più attivo della sua giornata.
Finalmente posò la bacchetta, bevve un sorso e disse con faccia compiaciuta:

Sono giunta ad una conclusione epocale, ho preso una decisione che cambierà completamente la mia vta..... ho pensato che essere infedeli al proprio partner è un po' come andare a fare shopping e comprarsi una borsa... niente di male in questo, ma se lo si fa troppo spesso si rischia di andare in bancarotta.
In fin dei conti bisogna sapersi moderare, d'ora poi non sarò infedele al mio ragazzo più di una volta al mese, io lo amo e non voglio rovinare il nostro rapporto.

Lui la guardò e con volto inespressivo domandò:  June pensi di poter far quadrare i tuoi conti con solo dodici episodi di infedeltà all'anno?

Lei fu quasi folgorata dalla domanda, corrucciò leggermente la fronte e rimase con il Latte a mezz'aria... poi allargò la bocca in un grande sorriso e alzando leggermente il sopracciglio destro replicò:  Beh, senza contare i periodi di saldi, dove naturalmente tutto è permesso,  direi di si

Lui non rispose, sorrise e ritornò a guardare la gente che camminava veloce fuori dalla vetrina.

lunedì 23 gennaio 2012

Futuro prossimo

Scese dalla carrozza della metropolitana e si avviò lentamente verso casa.
I negozi della via dove abitava stavano chiudendo, tra due giorni sarebbe stato Natale e tutti si sentivano più buoni.
Intravide sulla sinistra l'insegna verde del Denzel e sullo sfondo dallo stesso lato l'Esselunga.
Gli era sempre piaciuto passeggiare verso casa,  per quello  non aveva perso l'abitudine di scendere alla fermata di Wagner, anche se la linea 5 arrivava ormai a pochi metri da casa sua.
La neve scendeva fitta e ovattava il paesaggio, Milano perdeva quasi tutta la sua noncuranza sotto la neve, acquisiva un volto quasi umano.
Incrociò una mamma che si tirava dietro un marmocchio piangente, il fratellino più grande e un sacco di regali.
Avrebbe voluto bighellonare ancora un po' sotto i fiocchi di neve, ma l'elezione lo aspettava.
Arrivò davanti a casa, aprì il portone e fece i nove piani di scale a piedi.
Non avrebbe saputo dire il perchè, ma farli a piedi lo metteva di buon umore.
Entrò in casa ed accese il pc, si collegò al sito www.consultazionielettorali.org e digitò il nome utente e la password.
Apparve una finestrella con la scritta: scansione retina e dopo alcuni secondi la luce della telecamera HD si accese brevemente....riconoscimento effettuato, si prega selezionare quesito referendario sul quale esprimere la propria preferenza.

........

L'operazione richiese solo qualche minuto.
Ricordò con un sorriso i tempi andati, quando le elezioni e i referendum costavano centinaia di milioni di euro e per votare bisognava andare ai seggi.
Tutte queste inefficienze erano state eliminate una volta che il Miglior Partito aveva vinto le elezioni.
E' vero, c'era voluto un po' di tempo, ma alla fine tutto l'apparato burocratico era stato smantellato, i dinosauri della politica mandati in pensione e le Nuove Regole Democratiche erano state implementate.

Non era stato molto complicato, l'importante era stato avere la volontà di cambiare le cose.
La volontà ed il supporto degli elettori.
L'Italia da alcuni anni non era più lo zimbello del mondo, il nostro caso veniva additato invece come esempio in tutto il mondo.
L'esempio di come un popolo possa cambiare le proprie regole in maniera pacifica e democratica.
E di come un'economia piagata per decenni da una politica criminale possa rinascere nel giro di brevissimo tempo se lasciata libera di svilupparsi al di fuori da logiche monopolistiche e clientelari.
Disoccupazione, inquinamento, impoverimento, disagio sociale erano ormai concetti del passato.


........

Spense il computer e la chiamò: Stasera non ho voglia di stare a casa, ti va una pizza e poi andiamo al cinema?
Si rimise il cappotto e riuscì a respirare l'aria pura.

domenica 22 gennaio 2012

Running away

Sentì il precoce vento primaverile tra i capelli.
Il sole ancora tiepido scaldarle la pelle.
Sentì la voglia, il desiderio di sentirlo, di parlare con lui, di nutrire il cervello con le sue parole.
Non avrebbe saputo dire come era finita lì.
Tutte le dipendenze si sviluppano in maniera completamente inconscia, un passo dietro l'altro, senza accorgersi della distanza percorsa.
Adesso lo pensava spesso, voleva condividere con lui un sacco di momenti della sua giornata.
Ogni volta che vedeva qualcosa di bello, di interessante o di divertente avrebbe voluto farlo apparire improvvisamente, come per incanto e regalargliene un pezzo.
Cacciò i pensieri dalla sua mente e represse l'istinto, consapevole del fatto che più lo rifuggiva e più il suo desiderio si amplificava.
Sorrise.
Le piaceva quello che provava, la faceva sentire bene.
Selezionò la solita canzone ed iniziò a correre, cercando di scappare via.

venerdì 20 gennaio 2012

Oh capitano, mio capitano...

L'avvocato guardò il capitano e gli sorrise.
Appariva affranto, tormentato dal rimorso di essersi comportato in maniera così sprovveduta.
Prima nell'avvicinarsi troppo alla costa, poi nell'abbandonare la nave mentre erano ancora in corso le operazioni di evacuazione dei passeggeri.
Non si era trattato di codardia, la nave si era ormai appoggiata al fondale basso, a pochi metri dalla riva.
La mossa era semplicemente sbagliata dal punto di vista deontologico, errata formalmente.
Infatti la prima regola che veniva insegnata in qualsiasi scuola navale era proprio che il capitano deve essere sempre l'ultimo ad abbandonare la nave.
In realtà non sarebbe cambiato nulla se fosse rimasto sul ponte a coordinare le operazioni, lui la vera mossa giusta l'aveva fatta "spiaggiando" il transatlantico una volta che si era reso conto della gravità del danno, permettendo così ai soccorritori di trarre in salvo il 99% delle persone a bordo.
Lui questo al magistrato l'aveva detto, ma non c'era stato nulla da fare, il procuratore era stato irremovibile.
Serviva un capro espiatorio.
Strano come spesso nella vita le grandi opportunità scaturiscano dalle situazioni più disastrose.

L'avvocato con fare studiato spense il suo sorriso e cominciò a parlare con uso magistrale delle pause:
Vede capitano... lei deve capire la nostra posizione.... sulla nostra nave pende un rimborso assicurativo di circa 250 milioni di dollari.... non sono mica bruscolini.
La sua figura appare già irrimediabilmente compromessa e se lei basasse la sua linea di difesa sul fatto che noi sapevamo che "l'inchino" è una prassi consolidata, che noi tollerassimo ed addirittura incentivassimo questa pratica che tanto piace alle persone a bordo .... per noi la cosa potrebbe diventare un vero problema.... potenzialmente una tragedia
Infatti qualcuno potrebbe supporre un concorso di responsabilità da parte dei nostri dirigenti.... che verrebbero in questo modo coinvolti anche penalmente.
Per non parlare poi del rimborso assicurativo... ci sarebbero sicuramente degli strascichi e dei ritardi nei rimborsi, se non addirittura un rifiuto da parte del pool di assicurazioni a risarcire il sinistro.
Il titolo della nostra società ha già perso più del 20% a causa di questo incidente. In soldoni sono circa 5 miliardi di dollari.
La prego di riflettere attentamente capitano... di non aggiungere un ennesimo errore ad una lunga serie di errori che lei ha già commesso.... in fin dei conti lei ogni tanto una mossa giusta la sa fare.
Se lei si addossasse completamente le responsabilità e facesse passare la cosa come una sua imprudenza.... se lei ci scagionasse completamente noi saremmo disposti ad aiutare economicamente lei ed i suoi famigliari.... in maniera importante e molto discreta.... ci pensi bene capitano, lei come si dice dalle vostre parti, tiene famiglia....... ci pensi.... trascinare a fondo anche noi non le servirebbe proprio a nulla.

........

Alla fine del colloquio rientrò in cella, con le spalle ancora curve ma con una luce diversa negli occhi.
La parola "milioni" lo aveva sempre messo di buon umore.

martedì 17 gennaio 2012

Effetto deterrente

Scesero e trascinarono l'uomo nel casale abbandonato.
La sua faccia era già una maschera di sangue e non riusciva più a reggersi sulle gambe.
Lo reggevano come un sacco pieno di rifiuti, consapevoli del fatto che entro pochi minuti sarebbe stato tutto finito.
L'ammasso di carne dolorante continuava ad emettere lamenti, a farfugliare la stessa frase in maniera sempre più incomprensibile: Vi prego, abbiate pietà. Mi è partito per sbaglio, non volevo fare male a nessuno....
Andarono nel fienile vuoto e uno dei quattro si arrampicò agilmente sulla trave maestra, aiutato da una scala di alluminio che si era portato dal ristorante.
Fece passare la corda e scese, fissando una estremità ad un gamcio che spuntava dal muro e controllando la solidità del cappio all'altra estremità.
Eseguì questa operazione con rapidità e precisione millimetrica, come se stesse preparando un rotolino di sushi.
La massa dell'uomo ormai semisvenuto venne issata a braccia ad un metro di altezza e l'uomo risalito sulla scala fece scivolare il cappio attorno alla sua testa.
Lo lasciarono lentamente, non volevano che lo strappo gli spezzasse l'osso del collo.
Volevano che soffrisse fino all'ultimo secondo.
Se ne restarono in silenzio, a vederlo penzolare, guardandolo negli occhi fino a quando smise di muoversi e tremare.
Si pulirono le mani dal sangue, utilizzando uno strofinaccio da cucina che poi portarono via con loro.
Salirono sul furgoncino e ritornarono al ristorante.
Un lavoro pulito.

.........

Più tardi, molte ore dopo, chiusero il locale, contarono l'incasso e si sedettero attorno ad un tavolo, una bottiglia di Cognac VSOP nel mezzo.
Brindarono alla giustizia e alla forza di coesione del loro popolo.
Gambei, gambei!
E poi tornarono a casa dalle loro famiglie, a baciare sulla fronte i lori figli addormentati, prima di andare anche loro a letto.

sabato 14 gennaio 2012

Carpe diem

Cominciò a correre partendo dal solito punto.
Vide l'orologio digitale sul palazzone in fondo segnare le sedici e trentatre.
Sentiva il suo respiro aumentare di intensità, il cuore che cominciava a far sul serio.
Vide un signore che portava a spasso il cane, con faccia annoiata e guardandosi la sigaretta tra le dita.
Sentiva i suoi pensieri, li leggeva come in un fumetto che spuntava sulla sua testa: devo smetterla con queste sigarette, prima che mi uccidano.
Un poco oltre vide due ragazzi abbracciati su una panchina, tutti presi a raccontarsi cose di nessuna importanza, con lei che si domandava quando lui l'avrebbe baciata e lui che come un cane in punta cercava di decifrare ogni piccolo segnale per capire quando sarebbe stato il momento giusto per darle un bacio.
L'aria era fredda, una leggera nebbiolina rendeva tutto più sfumato.
Pensò che non avrebbe mai potuto vivere in un posto dove non ci fossero stagioni così diverse, dove il freddo rigore dell'inverno non facesse spazio alla spinta vitale della primavera, che veniva divorata dalla calorosa maturità estiva che si smorzava poi nel colorato e zoppicante autunno.
Vide la mamma con il bambino per mano, poteva avere sette anni o giù di lì.
Tutto imbaccuccato la guardava chiedendo il perchè dovessero già andare a casa.
Accellerò leggermente il passo e controllò le pulsazioni, era da un po' che non correva e non voleva strafare.
Imboccò il lungo viale alberato e passò di fianco a due nordafricani che lo seguirono con lo sguardo inebetito dall'hashish.
Finì il primo giro e si buttò nel secondo, cominciando a sbuffare e sentendo che le gambe finalmente cominciavano a rispondere.
Era una bella sensazione.
Sentirsi vivi ed in salute, con qualche soldo in tasca ed un sacco di tempo da dedicare alle proprie passioni.
Leggere, imparare, far sport, conoscere nuova gente.
Pensò a quante persone in questo momento se ne stavano sedute a lavorare nei propri uffici, o a studiare per l'esame, o ad avvitare lo stesso bullone, facendo un lavoro che non permetteva loro di essere veramente liberi.
E pensò a quanti se lo sarebbero potuto permettere, avrebbero potuto mollare tutto e cominciare finalmente una nuova vita.
Perchè qualche soldo in tasca se l'eran messo e facendo due conti non li avrebbero mai spesi tutti negli anni che gli rimanevano da vivere.
Eppure no.
Rivide l'orologio sul palazzo, +4C° e si chiese quale fossero le paure che spingevano queste persone a non svoltare, a non dire basta e a spezzare le catene.
Il signore che fumava con il cane era ancora lì, nella stessa posizione, con la stessa sigaretta, ok forse un'altra, anche se sembrava quella di prima.
I suoi pensieri non avevano cambiato colore, erano sempre grigio topo.
Lo superò, e sentì il sangue spingere nelle carotidi, le endorfine nutrire il suo cervello.
Il ragazzino aveva finalmente trovato il coraggio e la stava baciando, o forse lei si era stufata e lo aveva baciato lei, la cosa poco importa.
Imboccò la salita e cercò di non pensare alla fatica che cominciava a farsi sentire, i polpacci pompavano ed il morale era alto.
Pensò alle impercettibili differenze che però fanno una grande differenza.
Al millimetro di inclinazione della racchetta che fa sì che la palla finisca di poco fuori e non sulla linea.
Pensò alle decisioni prese, pensò all'effetto sliding doors, a come sarebbe stato se, e tutto accellerò, le immagini si sovrapponevano a mano a mano che i suoi passi scalavano la collina.
Pensò ai sorrisi, agli attimi non colti, ai momenti di silenzio e alle ore passate a parlare di nulla.
Pensò che vivere in fondo non era malaccio, soprattutto tenendo conto dell'alternativa.
Era quasi arrivato in cima, ma ora la salita si faceva molto ripida e il passo si accorciava, il cuore spingeva il sangue come se non ci fosse un domani e la visione si offuscava.
Pensò a come mai le persone si incontrano, si attraggono ma a volte no, si amano ma a volte no e come tutto ciò sia bello solo perchè nessuno ha mai capito come funzioni e quale disegno divino ci sia dietro, ma a volte no.
Ancora due passi ed era arrivato in cima, uno, due e finalmente si fermò.
Controllò i battiti sul cardio e segnava centottantotto, forse un po' troppi ma anche per 'sta volta era andata bene.
Guardò il sole che tramontava, la nebbiolina che gli teneva compagnia e lo stadio di San Siro, muto sulla sinistra che rovinava un po' il tutto.
Tirò fuori il telefonino dalla tasca, inquadrò, mise a fuoco.....
Click!