Scese dalla carrozza della metropolitana e si avviò lentamente verso casa.
I negozi della via dove abitava stavano chiudendo, tra due giorni sarebbe stato Natale e tutti si sentivano più buoni.
Intravide sulla sinistra l'insegna verde del Denzel e sullo sfondo dallo stesso lato l'Esselunga.
Gli
era sempre piaciuto passeggiare verso casa, per quello non aveva
perso l'abitudine di scendere alla fermata di Wagner, anche se la linea 5
arrivava ormai a pochi metri da casa sua.
La neve scendeva fitta e
ovattava il paesaggio, Milano perdeva quasi tutta la sua noncuranza
sotto la neve, acquisiva un volto quasi umano.
Incrociò una mamma che si tirava dietro un marmocchio piangente, il fratellino più grande e un sacco di regali.
Avrebbe voluto bighellonare ancora un po' sotto i fiocchi di neve, ma l'elezione lo aspettava.
Arrivò davanti a casa, aprì il portone e fece i nove piani di scale a piedi.
Non avrebbe saputo dire il perchè, ma farli a piedi lo metteva di buon umore.
Entrò in casa ed accese il pc, si collegò al sito www.consultazionielettorali.org e digitò il nome utente e la password.
Apparve
una finestrella con la scritta: scansione retina e dopo alcuni secondi
la luce della telecamera HD si accese brevemente....riconoscimento
effettuato, si prega selezionare quesito referendario sul quale
esprimere la propria preferenza.
........
L'operazione richiese solo qualche minuto.
Ricordò
con un sorriso i tempi andati, quando le elezioni e i referendum
costavano centinaia di milioni di euro e per votare bisognava andare ai
seggi.
Tutte queste inefficienze erano state eliminate una volta che il Miglior Partito aveva vinto le elezioni.
E'
vero, c'era voluto un po' di tempo, ma alla fine tutto l'apparato
burocratico era stato smantellato, i dinosauri della politica mandati in
pensione e le Nuove Regole Democratiche erano state implementate.
Non era stato molto complicato, l'importante era stato avere la volontà di cambiare le cose.
La volontà ed il supporto degli elettori.
L'Italia da alcuni anni non era più lo zimbello del mondo, il nostro caso veniva additato invece come esempio in tutto il mondo.
L'esempio di come un popolo possa cambiare le proprie regole in maniera pacifica e democratica.
E
di come un'economia piagata per decenni da una politica criminale possa
rinascere nel giro di brevissimo tempo se lasciata libera di
svilupparsi al di fuori da logiche monopolistiche e clientelari.
Disoccupazione, inquinamento, impoverimento, disagio sociale erano ormai concetti del passato.
........
Spense il computer e la chiamò: Stasera non ho voglia di stare a casa, ti va una pizza e poi andiamo al cinema?
Si rimise il cappotto e riuscì a respirare l'aria pura.
lunedì 23 gennaio 2012
domenica 22 gennaio 2012
Running away
Sentì il precoce vento primaverile tra i capelli.
Il sole ancora tiepido scaldarle la pelle.
Sentì la voglia, il desiderio di sentirlo, di parlare con lui, di nutrire il cervello con le sue parole.
Non avrebbe saputo dire come era finita lì.
Tutte le dipendenze si sviluppano in maniera completamente inconscia, un passo dietro l'altro, senza accorgersi della distanza percorsa.
Adesso lo pensava spesso, voleva condividere con lui un sacco di momenti della sua giornata.
Ogni volta che vedeva qualcosa di bello, di interessante o di divertente avrebbe voluto farlo apparire improvvisamente, come per incanto e regalargliene un pezzo.
Cacciò i pensieri dalla sua mente e represse l'istinto, consapevole del fatto che più lo rifuggiva e più il suo desiderio si amplificava.
Sorrise.
Le piaceva quello che provava, la faceva sentire bene.
Selezionò la solita canzone ed iniziò a correre, cercando di scappare via.
Il sole ancora tiepido scaldarle la pelle.
Sentì la voglia, il desiderio di sentirlo, di parlare con lui, di nutrire il cervello con le sue parole.
Non avrebbe saputo dire come era finita lì.
Tutte le dipendenze si sviluppano in maniera completamente inconscia, un passo dietro l'altro, senza accorgersi della distanza percorsa.
Adesso lo pensava spesso, voleva condividere con lui un sacco di momenti della sua giornata.
Ogni volta che vedeva qualcosa di bello, di interessante o di divertente avrebbe voluto farlo apparire improvvisamente, come per incanto e regalargliene un pezzo.
Cacciò i pensieri dalla sua mente e represse l'istinto, consapevole del fatto che più lo rifuggiva e più il suo desiderio si amplificava.
Sorrise.
Le piaceva quello che provava, la faceva sentire bene.
Selezionò la solita canzone ed iniziò a correre, cercando di scappare via.
venerdì 20 gennaio 2012
Oh capitano, mio capitano...
L'avvocato guardò il capitano e gli sorrise.
Appariva affranto, tormentato dal rimorso di essersi comportato in maniera così sprovveduta.
Prima nell'avvicinarsi troppo alla costa, poi nell'abbandonare la nave mentre erano ancora in corso le operazioni di evacuazione dei passeggeri.
Non si era trattato di codardia, la nave si era ormai appoggiata al fondale basso, a pochi metri dalla riva.
La mossa era semplicemente sbagliata dal punto di vista deontologico, errata formalmente.
Infatti la prima regola che veniva insegnata in qualsiasi scuola navale era proprio che il capitano deve essere sempre l'ultimo ad abbandonare la nave.
In realtà non sarebbe cambiato nulla se fosse rimasto sul ponte a coordinare le operazioni, lui la vera mossa giusta l'aveva fatta "spiaggiando" il transatlantico una volta che si era reso conto della gravità del danno, permettendo così ai soccorritori di trarre in salvo il 99% delle persone a bordo.
Lui questo al magistrato l'aveva detto, ma non c'era stato nulla da fare, il procuratore era stato irremovibile.
Serviva un capro espiatorio.
Strano come spesso nella vita le grandi opportunità scaturiscano dalle situazioni più disastrose.
L'avvocato con fare studiato spense il suo sorriso e cominciò a parlare con uso magistrale delle pause:
Vede capitano... lei deve capire la nostra posizione.... sulla nostra nave pende un rimborso assicurativo di circa 250 milioni di dollari.... non sono mica bruscolini.
La sua figura appare già irrimediabilmente compromessa e se lei basasse la sua linea di difesa sul fatto che noi sapevamo che "l'inchino" è una prassi consolidata, che noi tollerassimo ed addirittura incentivassimo questa pratica che tanto piace alle persone a bordo .... per noi la cosa potrebbe diventare un vero problema.... potenzialmente una tragedia
Infatti qualcuno potrebbe supporre un concorso di responsabilità da parte dei nostri dirigenti.... che verrebbero in questo modo coinvolti anche penalmente.
Per non parlare poi del rimborso assicurativo... ci sarebbero sicuramente degli strascichi e dei ritardi nei rimborsi, se non addirittura un rifiuto da parte del pool di assicurazioni a risarcire il sinistro.
Il titolo della nostra società ha già perso più del 20% a causa di questo incidente. In soldoni sono circa 5 miliardi di dollari.
La prego di riflettere attentamente capitano... di non aggiungere un ennesimo errore ad una lunga serie di errori che lei ha già commesso.... in fin dei conti lei ogni tanto una mossa giusta la sa fare.
Se lei si addossasse completamente le responsabilità e facesse passare la cosa come una sua imprudenza.... se lei ci scagionasse completamente noi saremmo disposti ad aiutare economicamente lei ed i suoi famigliari.... in maniera importante e molto discreta.... ci pensi bene capitano, lei come si dice dalle vostre parti, tiene famiglia....... ci pensi.... trascinare a fondo anche noi non le servirebbe proprio a nulla.
........
Alla fine del colloquio rientrò in cella, con le spalle ancora curve ma con una luce diversa negli occhi.
La parola "milioni" lo aveva sempre messo di buon umore.
Appariva affranto, tormentato dal rimorso di essersi comportato in maniera così sprovveduta.
Prima nell'avvicinarsi troppo alla costa, poi nell'abbandonare la nave mentre erano ancora in corso le operazioni di evacuazione dei passeggeri.
Non si era trattato di codardia, la nave si era ormai appoggiata al fondale basso, a pochi metri dalla riva.
La mossa era semplicemente sbagliata dal punto di vista deontologico, errata formalmente.
Infatti la prima regola che veniva insegnata in qualsiasi scuola navale era proprio che il capitano deve essere sempre l'ultimo ad abbandonare la nave.
In realtà non sarebbe cambiato nulla se fosse rimasto sul ponte a coordinare le operazioni, lui la vera mossa giusta l'aveva fatta "spiaggiando" il transatlantico una volta che si era reso conto della gravità del danno, permettendo così ai soccorritori di trarre in salvo il 99% delle persone a bordo.
Lui questo al magistrato l'aveva detto, ma non c'era stato nulla da fare, il procuratore era stato irremovibile.
Serviva un capro espiatorio.
Strano come spesso nella vita le grandi opportunità scaturiscano dalle situazioni più disastrose.
L'avvocato con fare studiato spense il suo sorriso e cominciò a parlare con uso magistrale delle pause:
Vede capitano... lei deve capire la nostra posizione.... sulla nostra nave pende un rimborso assicurativo di circa 250 milioni di dollari.... non sono mica bruscolini.
La sua figura appare già irrimediabilmente compromessa e se lei basasse la sua linea di difesa sul fatto che noi sapevamo che "l'inchino" è una prassi consolidata, che noi tollerassimo ed addirittura incentivassimo questa pratica che tanto piace alle persone a bordo .... per noi la cosa potrebbe diventare un vero problema.... potenzialmente una tragedia
Infatti qualcuno potrebbe supporre un concorso di responsabilità da parte dei nostri dirigenti.... che verrebbero in questo modo coinvolti anche penalmente.
Per non parlare poi del rimborso assicurativo... ci sarebbero sicuramente degli strascichi e dei ritardi nei rimborsi, se non addirittura un rifiuto da parte del pool di assicurazioni a risarcire il sinistro.
Il titolo della nostra società ha già perso più del 20% a causa di questo incidente. In soldoni sono circa 5 miliardi di dollari.
La prego di riflettere attentamente capitano... di non aggiungere un ennesimo errore ad una lunga serie di errori che lei ha già commesso.... in fin dei conti lei ogni tanto una mossa giusta la sa fare.
Se lei si addossasse completamente le responsabilità e facesse passare la cosa come una sua imprudenza.... se lei ci scagionasse completamente noi saremmo disposti ad aiutare economicamente lei ed i suoi famigliari.... in maniera importante e molto discreta.... ci pensi bene capitano, lei come si dice dalle vostre parti, tiene famiglia....... ci pensi.... trascinare a fondo anche noi non le servirebbe proprio a nulla.
........
Alla fine del colloquio rientrò in cella, con le spalle ancora curve ma con una luce diversa negli occhi.
La parola "milioni" lo aveva sempre messo di buon umore.
martedì 17 gennaio 2012
Effetto deterrente
Scesero e trascinarono l'uomo nel casale abbandonato.
La sua faccia era già una maschera di sangue e non riusciva più a reggersi sulle gambe.
Lo reggevano come un sacco pieno di rifiuti, consapevoli del fatto che entro pochi minuti sarebbe stato tutto finito.
L'ammasso di carne dolorante continuava ad emettere lamenti, a farfugliare la stessa frase in maniera sempre più incomprensibile: Vi prego, abbiate pietà. Mi è partito per sbaglio, non volevo fare male a nessuno....
Andarono nel fienile vuoto e uno dei quattro si arrampicò agilmente sulla trave maestra, aiutato da una scala di alluminio che si era portato dal ristorante.
Fece passare la corda e scese, fissando una estremità ad un gamcio che spuntava dal muro e controllando la solidità del cappio all'altra estremità.
Eseguì questa operazione con rapidità e precisione millimetrica, come se stesse preparando un rotolino di sushi.
La massa dell'uomo ormai semisvenuto venne issata a braccia ad un metro di altezza e l'uomo risalito sulla scala fece scivolare il cappio attorno alla sua testa.
Lo lasciarono lentamente, non volevano che lo strappo gli spezzasse l'osso del collo.
Volevano che soffrisse fino all'ultimo secondo.
Se ne restarono in silenzio, a vederlo penzolare, guardandolo negli occhi fino a quando smise di muoversi e tremare.
Si pulirono le mani dal sangue, utilizzando uno strofinaccio da cucina che poi portarono via con loro.
Salirono sul furgoncino e ritornarono al ristorante.
Un lavoro pulito.
.........
Più tardi, molte ore dopo, chiusero il locale, contarono l'incasso e si sedettero attorno ad un tavolo, una bottiglia di Cognac VSOP nel mezzo.
Brindarono alla giustizia e alla forza di coesione del loro popolo.
Gambei, gambei!
E poi tornarono a casa dalle loro famiglie, a baciare sulla fronte i lori figli addormentati, prima di andare anche loro a letto.
La sua faccia era già una maschera di sangue e non riusciva più a reggersi sulle gambe.
Lo reggevano come un sacco pieno di rifiuti, consapevoli del fatto che entro pochi minuti sarebbe stato tutto finito.
L'ammasso di carne dolorante continuava ad emettere lamenti, a farfugliare la stessa frase in maniera sempre più incomprensibile: Vi prego, abbiate pietà. Mi è partito per sbaglio, non volevo fare male a nessuno....
Andarono nel fienile vuoto e uno dei quattro si arrampicò agilmente sulla trave maestra, aiutato da una scala di alluminio che si era portato dal ristorante.
Fece passare la corda e scese, fissando una estremità ad un gamcio che spuntava dal muro e controllando la solidità del cappio all'altra estremità.
Eseguì questa operazione con rapidità e precisione millimetrica, come se stesse preparando un rotolino di sushi.
La massa dell'uomo ormai semisvenuto venne issata a braccia ad un metro di altezza e l'uomo risalito sulla scala fece scivolare il cappio attorno alla sua testa.
Lo lasciarono lentamente, non volevano che lo strappo gli spezzasse l'osso del collo.
Volevano che soffrisse fino all'ultimo secondo.
Se ne restarono in silenzio, a vederlo penzolare, guardandolo negli occhi fino a quando smise di muoversi e tremare.
Si pulirono le mani dal sangue, utilizzando uno strofinaccio da cucina che poi portarono via con loro.
Salirono sul furgoncino e ritornarono al ristorante.
Un lavoro pulito.
.........
Più tardi, molte ore dopo, chiusero il locale, contarono l'incasso e si sedettero attorno ad un tavolo, una bottiglia di Cognac VSOP nel mezzo.
Brindarono alla giustizia e alla forza di coesione del loro popolo.
Gambei, gambei!
E poi tornarono a casa dalle loro famiglie, a baciare sulla fronte i lori figli addormentati, prima di andare anche loro a letto.
sabato 14 gennaio 2012
Carpe diem
Cominciò a correre partendo dal solito punto.
Vide l'orologio digitale sul palazzone in fondo segnare le sedici e trentatre.
Sentiva il suo respiro aumentare di intensità, il cuore che cominciava a far sul serio.
Vide un signore che portava a spasso il cane, con faccia annoiata e guardandosi la sigaretta tra le dita.
Sentiva i suoi pensieri, li leggeva come in un fumetto che spuntava sulla sua testa: devo smetterla con queste sigarette, prima che mi uccidano.
Un poco oltre vide due ragazzi abbracciati su una panchina, tutti presi a raccontarsi cose di nessuna importanza, con lei che si domandava quando lui l'avrebbe baciata e lui che come un cane in punta cercava di decifrare ogni piccolo segnale per capire quando sarebbe stato il momento giusto per darle un bacio.
L'aria era fredda, una leggera nebbiolina rendeva tutto più sfumato.
Pensò che non avrebbe mai potuto vivere in un posto dove non ci fossero stagioni così diverse, dove il freddo rigore dell'inverno non facesse spazio alla spinta vitale della primavera, che veniva divorata dalla calorosa maturità estiva che si smorzava poi nel colorato e zoppicante autunno.
Vide la mamma con il bambino per mano, poteva avere sette anni o giù di lì.
Tutto imbaccuccato la guardava chiedendo il perchè dovessero già andare a casa.
Accellerò leggermente il passo e controllò le pulsazioni, era da un po' che non correva e non voleva strafare.
Imboccò il lungo viale alberato e passò di fianco a due nordafricani che lo seguirono con lo sguardo inebetito dall'hashish.
Finì il primo giro e si buttò nel secondo, cominciando a sbuffare e sentendo che le gambe finalmente cominciavano a rispondere.
Era una bella sensazione.
Sentirsi vivi ed in salute, con qualche soldo in tasca ed un sacco di tempo da dedicare alle proprie passioni.
Leggere, imparare, far sport, conoscere nuova gente.
Pensò a quante persone in questo momento se ne stavano sedute a lavorare nei propri uffici, o a studiare per l'esame, o ad avvitare lo stesso bullone, facendo un lavoro che non permetteva loro di essere veramente liberi.
E pensò a quanti se lo sarebbero potuto permettere, avrebbero potuto mollare tutto e cominciare finalmente una nuova vita.
Perchè qualche soldo in tasca se l'eran messo e facendo due conti non li avrebbero mai spesi tutti negli anni che gli rimanevano da vivere.
Eppure no.
Rivide l'orologio sul palazzo, +4C° e si chiese quale fossero le paure che spingevano queste persone a non svoltare, a non dire basta e a spezzare le catene.
Il signore che fumava con il cane era ancora lì, nella stessa posizione, con la stessa sigaretta, ok forse un'altra, anche se sembrava quella di prima.
I suoi pensieri non avevano cambiato colore, erano sempre grigio topo.
Lo superò, e sentì il sangue spingere nelle carotidi, le endorfine nutrire il suo cervello.
Il ragazzino aveva finalmente trovato il coraggio e la stava baciando, o forse lei si era stufata e lo aveva baciato lei, la cosa poco importa.
Imboccò la salita e cercò di non pensare alla fatica che cominciava a farsi sentire, i polpacci pompavano ed il morale era alto.
Pensò alle impercettibili differenze che però fanno una grande differenza.
Al millimetro di inclinazione della racchetta che fa sì che la palla finisca di poco fuori e non sulla linea.
Pensò alle decisioni prese, pensò all'effetto sliding doors, a come sarebbe stato se, e tutto accellerò, le immagini si sovrapponevano a mano a mano che i suoi passi scalavano la collina.
Pensò ai sorrisi, agli attimi non colti, ai momenti di silenzio e alle ore passate a parlare di nulla.
Pensò che vivere in fondo non era malaccio, soprattutto tenendo conto dell'alternativa.
Era quasi arrivato in cima, ma ora la salita si faceva molto ripida e il passo si accorciava, il cuore spingeva il sangue come se non ci fosse un domani e la visione si offuscava.
Pensò a come mai le persone si incontrano, si attraggono ma a volte no, si amano ma a volte no e come tutto ciò sia bello solo perchè nessuno ha mai capito come funzioni e quale disegno divino ci sia dietro, ma a volte no.
Ancora due passi ed era arrivato in cima, uno, due e finalmente si fermò.
Controllò i battiti sul cardio e segnava centottantotto, forse un po' troppi ma anche per 'sta volta era andata bene.
Guardò il sole che tramontava, la nebbiolina che gli teneva compagnia e lo stadio di San Siro, muto sulla sinistra che rovinava un po' il tutto.
Tirò fuori il telefonino dalla tasca, inquadrò, mise a fuoco.....
Click!
Vide l'orologio digitale sul palazzone in fondo segnare le sedici e trentatre.
Sentiva il suo respiro aumentare di intensità, il cuore che cominciava a far sul serio.
Vide un signore che portava a spasso il cane, con faccia annoiata e guardandosi la sigaretta tra le dita.
Sentiva i suoi pensieri, li leggeva come in un fumetto che spuntava sulla sua testa: devo smetterla con queste sigarette, prima che mi uccidano.
Un poco oltre vide due ragazzi abbracciati su una panchina, tutti presi a raccontarsi cose di nessuna importanza, con lei che si domandava quando lui l'avrebbe baciata e lui che come un cane in punta cercava di decifrare ogni piccolo segnale per capire quando sarebbe stato il momento giusto per darle un bacio.
L'aria era fredda, una leggera nebbiolina rendeva tutto più sfumato.
Pensò che non avrebbe mai potuto vivere in un posto dove non ci fossero stagioni così diverse, dove il freddo rigore dell'inverno non facesse spazio alla spinta vitale della primavera, che veniva divorata dalla calorosa maturità estiva che si smorzava poi nel colorato e zoppicante autunno.
Vide la mamma con il bambino per mano, poteva avere sette anni o giù di lì.
Tutto imbaccuccato la guardava chiedendo il perchè dovessero già andare a casa.
Accellerò leggermente il passo e controllò le pulsazioni, era da un po' che non correva e non voleva strafare.
Imboccò il lungo viale alberato e passò di fianco a due nordafricani che lo seguirono con lo sguardo inebetito dall'hashish.
Finì il primo giro e si buttò nel secondo, cominciando a sbuffare e sentendo che le gambe finalmente cominciavano a rispondere.
Era una bella sensazione.
Sentirsi vivi ed in salute, con qualche soldo in tasca ed un sacco di tempo da dedicare alle proprie passioni.
Leggere, imparare, far sport, conoscere nuova gente.
Pensò a quante persone in questo momento se ne stavano sedute a lavorare nei propri uffici, o a studiare per l'esame, o ad avvitare lo stesso bullone, facendo un lavoro che non permetteva loro di essere veramente liberi.
E pensò a quanti se lo sarebbero potuto permettere, avrebbero potuto mollare tutto e cominciare finalmente una nuova vita.
Perchè qualche soldo in tasca se l'eran messo e facendo due conti non li avrebbero mai spesi tutti negli anni che gli rimanevano da vivere.
Eppure no.
Rivide l'orologio sul palazzo, +4C° e si chiese quale fossero le paure che spingevano queste persone a non svoltare, a non dire basta e a spezzare le catene.
Il signore che fumava con il cane era ancora lì, nella stessa posizione, con la stessa sigaretta, ok forse un'altra, anche se sembrava quella di prima.
I suoi pensieri non avevano cambiato colore, erano sempre grigio topo.
Lo superò, e sentì il sangue spingere nelle carotidi, le endorfine nutrire il suo cervello.
Il ragazzino aveva finalmente trovato il coraggio e la stava baciando, o forse lei si era stufata e lo aveva baciato lei, la cosa poco importa.
Imboccò la salita e cercò di non pensare alla fatica che cominciava a farsi sentire, i polpacci pompavano ed il morale era alto.
Pensò alle impercettibili differenze che però fanno una grande differenza.
Al millimetro di inclinazione della racchetta che fa sì che la palla finisca di poco fuori e non sulla linea.
Pensò alle decisioni prese, pensò all'effetto sliding doors, a come sarebbe stato se, e tutto accellerò, le immagini si sovrapponevano a mano a mano che i suoi passi scalavano la collina.
Pensò ai sorrisi, agli attimi non colti, ai momenti di silenzio e alle ore passate a parlare di nulla.
Pensò che vivere in fondo non era malaccio, soprattutto tenendo conto dell'alternativa.
Era quasi arrivato in cima, ma ora la salita si faceva molto ripida e il passo si accorciava, il cuore spingeva il sangue come se non ci fosse un domani e la visione si offuscava.
Pensò a come mai le persone si incontrano, si attraggono ma a volte no, si amano ma a volte no e come tutto ciò sia bello solo perchè nessuno ha mai capito come funzioni e quale disegno divino ci sia dietro, ma a volte no.
Ancora due passi ed era arrivato in cima, uno, due e finalmente si fermò.
Controllò i battiti sul cardio e segnava centottantotto, forse un po' troppi ma anche per 'sta volta era andata bene.
Guardò il sole che tramontava, la nebbiolina che gli teneva compagnia e lo stadio di San Siro, muto sulla sinistra che rovinava un po' il tutto.
Tirò fuori il telefonino dalla tasca, inquadrò, mise a fuoco.....
Click!
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