martedì 10 febbraio 2009

Such a lovely day

In una lussuosa suite del Burj al-Arab, l'uomo passeggiava nervosamente.
Tutto era pronto per l'azione.
Se solo lui avesse impartito il segnale, cento e otto adepti si sarebbero recati nei punti prestabiliti ed avrebbero lanciato i missili Stingers.
Cento e otto, il numero sacro dell'al-Kawthar, la più corta tra le Sure del Corano.
Questa sarebbe stata l'operazione terroristica più importante mai concepita ed attuata.
Al suo confronto l'11 settembre sarebbe sembrato un innocente scherzo di carnevale.
Alle 16 ora di Greenwhich cento e otto aerei da turismo sarebbero stati abbattuti quasi simultaneamente in altrettanti aeroporti sparsi in Europa, Canada, America Centrale, America Latina, Asia e Stati Uniti.
Naturalmente gli Stati Uniti avrebbero avuto un particolare "trattamento di favore" con 54 aeroporti colpiti, poi veniva l'Europa con 27 aeroporti e via dicendo.
Gli aerei sarebbero stati abbattuti nella fase del decollo, appena staccatisi da terra.
Facile come bere un bicchier d'acqua.
L'ora era stata scelta in maniera accurata, onde fare in modo di colpire gli aeroporti di tutto il mondo in una fascia di grande attività aerea.
Infatti in asia sarebbe stata sera, in europa pomeriggio e nel continente americano prima mattina.
La notizia avrebbe impiegato almeno dieci minuti per diffondersi ed il tempo sarebbe stato sufficiente per abbattere tutti gli aerei.
Il piano era stato preparato per tre anni nei minimi particolari, i partecipanti arruolati tra gli affiliati più integrati e nel contempo più fanatici.
Tutti erano pronti al martirio, ma per molti non ce ne sarebbe stato bisogno, potevano semplicemente rincasare dopo essersi disfatti del tubo lanciarazzi.
Arrivare a loro era quasi impossibile, ma anche se questo fosse successo, ciascuno aveva una capsula di cianuro sempre con se.
Ci sarebbero stati oltre diecimila morti e finalmente il mondo avrebbe capito che Al Qaeda era ancora viva.
Mentre i servizi segreti di tutto il mondo lo stavano cercando nelle terre di confine tra il Pakistan e l'Afghanistan, lui se ne stava comodamente alloggiato in uno degli hotel più belli del mondo, con documenti falsi e un pesante trucco al viso che lo rendeva quasi irriconoscibile.
Tra sette minuti Ayman l'avrebbe chiamato, utilizzando un software proprietario a protocollo Voip criptato, attendendo la frase convenuta per dare il via all' operazione.
Mentre aspettava davanti al suo computer portatile il suo sguardo si fissò sul televisore acceso.
Lo speaker della CNN parlava del discorso presidenziale al Congresso.
Di come Obama pensasse fosse di cruciale importanza destinare altri novecento miliardi di dollari al tentativo di salvare le banche e di conseguenza l'intero sistema finanziario e commerciale del pianeta.
Di come il pacchetto di stimolo all'economia fosse l'unica possibilità di salvare il mondo dal collasso commerciale, da un'ulteriore ondata di licenziamenti e da una situazione in cui il malcontento popolare sarebbe salito a livelli incontrollabili.
Guardò il Presidente che parlava alla televisione e sorrise, ben presto - pensò - la crisi economica sarebbe diventata una "minor issue", un qualcosa di non prioritario rispetto all'ondata di morte che avrebbe investito il pianeta.
Ma poi il sorriso scomparve e l'uomo si fermò a pensare.
Il loro attentato avrebbe di sicuro sortito l'effetto sperato, ma non era forse meglio aspettare un momento migliore?
Non era forse che gli odiati Stati Uniti si stessero stringendo il cappio al collo con le loro stesse mani?
Quali erano le possibiltà che un paese affogato nel debito potesse rimanere ancora a capo del mondo nei prossimi anni?
Soprattutto se l'unica cura che sapevano trovare era quello di aggiungere ulteriore debito.
Era proprio il debito eccessivo che aveva originato la crisi.
Stavano cercando di spegnere l'incendio versandoci sopra ancora un po' di benzina.
La fine degli Usa sarebbe stata quella dell'ex Unione Sovietica, il cui potere si era disgregato non a causa di una guerra, ma bensì perchè erano semplicemente finiti i soldi.
Ormai il suo cervello galoppava veloce, più rifletteva e più si convinceva del fatto che sarebbe stato meglio non fare nulla.
Almeno non per il momento.
Quando il laptop prese a squillare, invece di rispondere scrisse veloce sulla tastiera: Not now my friend, I think I'll go for a walk, it's such a lovely day.
Poi chiuse la comunicazione, spense il computer ed uscì dalla stanza.

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